IMG_7835Vetro che si presenta come un “patchwork” con elementi di colori diversi e si ottiene in questo modo: su di una piastra metallica vengono disposti una serie di segmenti di canna piatta, con un disegno prestabilito. La piastra viene riscaldata, per riportarli a temperatura di fusione; a questo punto l’insieme di frammenti fusi viene fatto aderire per rotazione alla superficie esterna del vaso attaccato alla punta della canna da soffio. Dopo l’adesione dei pezzi, si procede alla finitura lisciando e modellando opportunamente.

I “pezzati” propriamente detti sono quelli disegnati da Fulvio Bianconi e prodotti dalla Venini & C. Questa tecnica venne adottata da altre vetrerie muranesi, negli stessi anni, ma volendole dare una progenitura, dobbiamo ricordare alcune coppe disegnate dal pittore Dino Martens esposte dalla Aureliano Toso alla XXII Biennale di Venezia del 1940. La Barovier & Toso presentò dal 1956 numerose serie di vasi quali “millefili”, “tessere”, “sidone”, e “parabolici”, con un decoro ad alternanza di tessere di vario colore e consistenza.